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“Storia di Marco a Ustica”: intervista a Melania Ciriminnadi Loredana Mannina
Ieri pomeriggio si è tenuta, presso la libreria Kalòs, la presentazione del libro "Storia di Marco a Ustica" di Melania Ciriminna ed. Kalòs. Tra gli intervenuti la giornalista Claudia Mirto e Valeria Torta che ha letto alcuni brani del libro. Di seguito riflessioni sul testo, tratte dall’intervista di Claudia Mirto:
D: Perché Marco? Perché un uomo? R: forse perché sono un uomo mancato. Mio padre avrebbe voluto un maschio e le mie fattezze fisiche (l’altezza) e l’abilità nello sport, molto mi accomunavano alla figura maschile, ma non bastava , ed ora parlare di un uomo attraverso l’uomo completa l’opera. D: come è allora l’uomo? R: l’uomo che rappresento è l’uomo medio, il tipo di uomo che tutte abbiamo incontrato almeno una volta nella vita. La personalità maschile in genere è gia di suo molto diversa da quella femminile, i ragazzi in genere sono gli ultimi in ordine di età a “guastarsi” ed a guastarli ci pensano le donne. Ma a parte questa breve digressione, Marco, il protagonista, è l’uomo fotografato nella sua mediocrità, in un continuo altalenare tra vacua apparenza e dissidio interiore. D: in particolare cosa o chi ti ha aiutato a tirare fuori il personaggio di Marco? R: in realtà è stato piuttosto facile delineare la personalità di Marco. Ad aiutarmi, l’esperienza professionale di supporto psicologico prestato presso gli ospedali e l’ascolto di molte donne e delle loro storie. E’ così, attraverso loro, che ho conosciuto l’uomo, i suoi comportamenti e la psicologia maschile. D: un elemento che pian piano si rivela alla comprensione del lettore è una crescente esigenza di ricerca interiore, ritrovare se stessi attraverso il viaggio, l’allontanamento, la natura. Ma cercare se stessi per te cosa vuole dire? È una necessità? R: “Storia di Marco a Ustica” è un libro multistrato, e tra i tanti la ricerca di se stessi è uno di questi. Il personaggio, un po’ per la coraggiosa decisione di allontanarsi, da una vita comoda, già precostruita “con la sua intelligenza e la sua cultura”, sincronizzata e razionalizzata, un po’ per il contatto con la natura, è costretto a guardarsi dentro, ad ammettere le sue paure e miserie. Paure che sveleranno a Marco, la sua trite realtà di un uomo, la sua impotenza e relatività ne riguardi di una vita che segue ben altre regole, di quelle che lo stesso crede di dominare. D: perché Ustica? R.: Ustica, nasce da un esperienza personale di contatto con la natura, dettata da esigenze professionali che mi hanno portato ad insegnare per un periodo, in un liceo scientifico dell’isola. Alcuni elementi sono di stampo autobiografico ed il Sindaco è un mio caro amico. D: siamo qui per parlare del libro lo so, ma proprio scoprendo l’autrice e quello che ha mosso scelte stilistiche e tagli narrativi, prepariamo il lettore e lasciamo a lui il compito ed il piacere di immergersi nella lettura. Quindi tornando un attimo alle paure del “III° Millennio”, alla vita e al suo scorrere inesorabile al disopra di tutto e tutti. Tu cosa ne pensi? Come è per te la vita? R: per me la vita è bella! Dopo ogni dispiacere, dolore o arrabbiatura, so che tornerò quella di prima, queste le convinzioni che nutro nei confronti della vita. A maturare tale visone, hanno contribuito gli studi di psicologia, che mi hanno insegnato ad essere pratica ed ha ricercare la soluzione/causa dei problemi prima in me stessa e poi nel mondo che mi circonda; quelli di filosofia, ad accettare la vita con i suoi eventi, senza per questo sentirmi sconfitta. Questa la “ricetta”, che mi ha sempre dato tanta serenità e gioia di vita e che qualche volta mi ha portato a preferire posizioni più defilate e meno da protagonista. D: nel libro emergono anche storie di palese difficoltà nell’instaurare rapporti interpersonali. Da cosa originano queste storie? Quanto c’è di fantastico e di realtà?
R: molta fantasia, ingrediente che in genere piace molto al lettore. Ma ho anche colto spunti dalla realtà, aiutata da una forte empatia e dalla reale difficoltà di libera espressione ed autenticità che ognuno di noi riscontra nel quotidiano vivere. Ciascuno di noi recita un “copione”, ciò che ci differenzia sta nella singolare abilità nel sostenere la parte prescelta. D: e tu ora, a questa età, come vivi i rapporti con gli altri e con gli anni che passano? R: uso il mio aspetto esteriore come elemento del famoso “copione”, le cure e le attenzione servono a presentarci al meglio ma poi, quando i rapporti con la gente che ci circonda diventano più importanti e profondi, il vero aspetto da curare è quello interiore. La vera bellezza scaturisce da uno spirito sereno ed in pace con se stessi, il non serbare rabbia nel cuore, il non dovere sempre ricercare qualcuno a cui attribuire la colpa di ciò che ci capita nella vita, questo è lo stato di bellezza interiore che ha la capacità di trasfigurare un individuo, giungere in superficie per rendersi visibile. D: progetti per il prossimo libro? R: ho impiegato cinque anni per scrivere “Storia di Marco a Ustica”. Con questo non voglio dire che ho dei vincoli temporali, ma non appena mi sarò liberata dagli impegni professionali è molto probabile che mi dedicherà completamente al piacere di scrivere. D: ultima curiosità…un tuo sogno che vorresti vedere realizzato? R: Il film del mio libro! D: Grazie Melania.
09:51 - Jun. 20, 2007 - Invia un commento"Disclaimer"
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