”LIBERI TUTTI”: Mostra autofinanziata a cura dei Docenti e Alunni del Liceo Artistico ”Damiani Almeyda”. Lunedì 27 maggio

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http://palermo.spazioblog.it/2013/05/25/liberi-tutti-mostra-autofinanziata-a-cura-dei-docenti-e-alunni-del-liceo-artistico-damiani-almeyda-lunedi-27-maggio/
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di Palermo & Co.

 

 

Sarà inaugurata il 27 maggio, a partire dalle ore 12, la mostra ”Liberi tutti”, realizzata e organizzata dai docenti e dagli alunni del liceo artistico ”Damiani Almeyda” di Palermo.            

Si tratta di una mostra realizzata con l’ autofinanziamento dei docenti  partecipanti e con il sostegno delle due scuole coinvolte.

 

”Liberi tutti! Con questa esclamazione i bambini concludono gioiosamente il tradizionale Nascondino. Una conclusione che costringe chi ”sta sotto” a una nuova ”conta”. C’è qualcosa di questo gioco antico in questa mostra che proviamo a presentarvi-  spiega il prof. Ferdinando Alliata, curatore della mostra. – È come se anche qui alla fine si manifestasse qualcosa di nascosto, qualcosa di nascosto che si libera al termine di un gioco che ricomincia di nuovo. Da capo. La gioia del bambino che ”libera tutti” è la stessa gioia di colui che scopre nel dare forma alla materia la risposta a un enigma che albergava silenzioso nelle sue viscere e che finalmente può manifestarsi sotto gli occhi degli altri e incontrarsi con gli enigmi altrui, in fondo enigmi della stessa natura. Così nella nostra mostra troverete tanti tentativi diversi di dare forma alle nostre necessità: dalla necessità di insegnare alla necessità di imparare, i due poli tra i quali si muove il nostro lavoro quotidiano”.

I professori si ritrovano, nella mostra, liberi dai limiti e dai confini delle proprie discipline.  Gli ex allievi e allieve, studenti e studentesse saranno invece libere dal rapporto con le materie, con la Scuola e il professore.

La mostra si terrà fino al giorno 8 giugno presso  l’I.T.C. ”F. Crispi” – Largo Mario Mineo 4 (Via Campolo 110).

 

 

Opere in Mostra

 

 

La ”Coppia”, in muto dialogo di Giuseppe Cuccio, corpi plasmati da un’antica forma che sempre si ripropone nuova, si accompagna con la più urgente cronaca del fiero ”Cerco casa” di Gabriele Venanzio e con gli ambienti deserti, desolati e ruvidi di Federica Saletta, concrezioni naturali più che figli di riga e compasso.

 

La figura di ”Neda” di Giancarlo Digrandi, colta nell’ultimo sguardo alla vita, corpo spazio e luce in una sintesi tragica, si incontra con la sapiente matita di Gabriele Accardi e con le chine, copie e un autoritratto di simbolica invenzione, di Cristiano Valenti.

 

Alla coppia di nudi di Gino Giannetti, quasi un’icona in versione pop ritagliata su un ricco fondale di sapore secessionista, fa da contraltare il corposo nudo femminile di Isabella Ceravolo che plasticamente emerge dalla scabra carta del fondo, mentre aggressivo urla di fianco il ”Vulnerable power” di Giacomo Muraglia.

 

Gli ”Appunti di viaggio” di Ezio Leone, un’essenziale sintesi cromatica per una figura che si staglia su un indistinto sfondo fluttuante, ci introducono agli altri ”viaggi” degli allievi della 2a C: dentro due pozzi due video, una performance sul ”Rapporto società-giovani” e una successione di disegni di sabbia sulla ”Violenza sulle donne”.

 

La pittoscultura, il ”Concetto dinamico” di Fabio Marabello, materia erosa e dilavata di una forma regolare ma insieme non-forma in divenire, una superficie che contiene la propria profondità, si contrappone alla testa monocroma, incisione espressionista, di Duilio Scalici e alla nuda sinuosa figura femminile dalla testa rapace di Sara Catania.

 

Le sontuose figure metalliche di Giuliano Pardo, sbalzate su ruvidi fondi, dialogano con qualche reticenza con le ingigantite effigi di una Hepburn pop e di una caravaggesca ”Medusa Pulp” di Federica Castronovo e Giulia Vaccaro (con Ginevra Ammirata e Francesca Pecoraro).

 

Le fotografie di Giulia Costa, Silvia Santodonato e mie, nascono dal desiderio di imparare a guardare, per poi stabilire i limiti entro cui contenere o meno le capacità creative del mezzo. Guardare e analizzare l’oggetto guidando l’occhio alla percezione della ”forma esistenziale” verso la ”veduta principale”, Standpunkt Hauptansicht, come ha insegnato Wollflin.

Uno sforzo collettivo che è anche segno di un’istanza che – parafrasando Marx, Karl non Groucho – ci chiede di un luogo dove non esistono artisti, ma tutt’al più uomini che, tra l’altro, fanno l’arte. Un fare in cui si invera una ”libertà” che è ”partecipazione”, come cantava Giorgio Gaber. E allora, di nuovo ”Liberi tutti!”. Si ricominci!

                                                                                                  (Ferdinando Alliata)

 


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