A Palazzo Resuttana da sabato 22 novembre: ‘Fuori Rotta’ di Salvo Cuccia

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http://palermo.spazioblog.it/2008/11/19/a-palazzo-resuttana-da-sabato-22-novembre-fuori-rotta-di-salvo-cuccia/
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di Loredana Mannina

                                                                                                                

 

Sabato 22 novembre ore 18.00, in collaborazione con Beatrice Feo Filangeri e Maria D’Agostino La Marca, inaugurazione della videoinstallazione Fuori Rotta‘ di  Salvo Cuccia. Fuori Rotta è un racconto di viaggio; un viaggio attraverso il Mediterraneo che ritrae storie di luoghi e di personaggi che di quei luoghi rappresentano una chiave di lettura. La vicenda principale si svolge intorno ad un personaggio reale, il fotografo corso Antoine Giacomoni che da circa 30 anni immortala soggetti allo specchio. Per le sue ‘mirror sessions’, ha fotografato grandi star del rock come Nico dei Velvet Underground, i Sex Pistols, Lou Reed e molti altri. Poi, circa 11 anni fa, Antoine perde la vista, che riacquista gradualmente pur rimanendo molto sensibile alla luce: un fatto sconvolgente per un artista dell’immagine, un evento forte che cambia la sua vita. Da Parigi si ritira in Corsica e ricomincia a fotografare. E da questa premessa nasce l’idea del film che inizia dalla decisione di Antoine di intraprendere un nuovo lungo viaggio nel Mediterraneo: un viaggio ‘fuori rotta’, reale e metaforico allo stesso tempo. E tutti i luoghi ed i personaggi che incontrerà, alcuni noti – come Adonis, il piu’ grande poeta arabo vivente – altri sconosciuti, rappresentano un frammento del Mediterraneo di oggi, del posto che rappresenta il cuore del nostro passato più antico, l’essenza del presente e che simboleggia il luogo del viaggio per eccellenza.

Un itinerario per riappropriarsi del suo sguardo sulle cose, sul mondo e sugli uomini, che ci regala una nuova prospettiva. Un cammino apparentemente casuale, e senza tappe prestabilite come una moderna odissea, o come la sostanza autentica del viaggio. Un percorso orizzontale ma contemporaneamente verticale, a scavare nell’intimo di uomini e cose, da vero esploratore.  
 
‘Il Viaggio’. Con la consapevolezza che prima di intraprendere un viaggio bisogna partire dalle proprie radici, Antoine decide di compiere una prima tappa nella sua terra, la Corsica. Lo accompagna il suo amico Paul, un insostituibile, moderno Virgilio che gli fa da guida regalandogli anche il suo sguardo su luoghi e persone. Nello stesso momento, un altro personaggio, François Farellacci – un giovane video maker, anch’egli corso – va a compiere nei pressi di Porticcio, suo luogo di origine a sud della Corsica, un atto magico, come lo definirebbe Jodorowski: porta della sabbia dal mare fino alla chiesa del paese in collina. C’è un lato misterico/genealogico, ma anche magico nei racconti di François che fa scattare in Antoine il desiderio di fotografarlo: sarà la prima ‘ mirror session’ del suo viaggio. Un viaggio ‘fuori rotta’ non predeterminato, in cui ogni incontro, ed ogni sessione fotografica, fa scaturire la tappa successiva alla ricerca di altri segni, luoghi, personaggi. 

Antoine, Paul e François si recano insieme nel deserto des Agriates, una zona selvaggia nel  nord della Corsica, compresa fra il Capo Corso e la Balagna, che offre scenari incontaminati. Un preludio ai deserti che Antoine e Paul attraverseranno nel loro percorso.

Il cammino di Antoine continua verso poi verso Marsiglia, dove l’incontro con due grandi personaggi di rilievo della cultura contemporanea – il grande storico francese Henri Bresc ed Adonis, il più grande poeta arabo vivente – gli offrono lo spunto per proseguire verso Barcellona e poi Valencia, Siviglia, Cordoba, Granada, dove incontrano frate Ricardo, gran cerimoniere della settimana santa di Siviglia, e una coppia di eterni amanti: René Palacios More e Ana Gonzàlez Wals, lui regista lei attrice. Ed anche una giovane allieva attrice siciliana che vive in Spagna. E poi verso il Marocco, da Tangeri a Fes, alla ricerca di altri interessanti individui rappresentativi di un’umanità variegata ed in qualche modo anche del luogo che vivono, tra i quali un maestro sufi.

 

In Albania, a Tirana, Antoine incontra Fatmir Koçi, un grande regista cinematografico, un artista dalla personalità pragmatica ma che possiede un enigma da sondare. Uno altro scatto allo specchio.

 

Penultima tappa, la Sicilia: a Trapani, Antoine e Paul ritrovano François Farellacci ed assistono ai Misteri di Trapani (la processione della settimana santa) .

Da Trapani si recano nell’isola di Levanzo ad incontrare un personaggio particolare che per anni ha lavorato nelle tonnare: Nitto, un pescatore di coralli. Percorsi e paesaggi del mare si fanno sempre più rarefatti agli occhi di Antoine e nuove stimoli scaturiscono da questo incontro. Poi  la visione di una Palermo inusuale, li porta ad incontrare un botanico: Manlio Speciale, nell’ambientazione dell’Orto Botanico; un musicista: Vito Franco Gaiezza; una grande fotografa: Letizia Battaglia.  

 

Il cerchio del viaggio si chiude prima sull’Etna e poi nel deserto, dove tutto era cominciato, stavolta quello di Erg Chebbi nel sud del Marocco. Nel deserto, lo sguardo di Antoine si infrange nella luce più intensa. E da quel bianco si concretizza l’epifania dei volti che Antoine ha fotografato durante il suo viaggio attraverso il Mediterraneo, sulla scia delle parole di Adonis che si imprimono nell’anima. Un Mediterraneo insolito – mai oleografico o convenzionale – a tratti crepuscolare, a tratti abbagliante e sempre seducente.  
 

Note di Regia 

Conosco da diversi anni il protagonista, Antoine Giacomoni: è un fotografo che da circa 30 anni realizza ritratti allo specchio. Ha al suo attivo un bellissimo libro su Nico dei Velvet Underground e ha fotografato grandi personaggi della musica pop e rock e in seguito ha lavorato sui popoli del Mediterraneo. Vive in Corsica e sta definendo un suo alfabeto di segni e simboli che derivano dal tarocco e da altre simbologie del Mediterraneo.  

 

Mi interessa il fatto che un artigiano dell’immagine che perde la vista compie un nuovo, intenso, viaggio iniziatico a rivedere il mondo, ad incontrare personaggi a lui sconosciuti. diversi fra loro, ma tutti in qualche modo isolati, distanti, separati, e tutti capaci di regalare uno sguardo inconsueto e straordinario, ed una nuova tappa del percorso. Il lavoro non ha la forma di una cronaca, ma di una storia vera e propria, con un suo phatos e una sua atmosfera, che è più quella di un film che di un documentario, di un viaggio onirico piuttosto che realistico. I personaggi non recitano, ma sono se stessi e l’esigenza di verosimiglianza che volevo perseguire ci ha posto in una condizione diversa: non si è trattato dunque di fare delle interviste, quanto di mettere i personaggi a loro agio nella loro veste naturale e creare le condizioni per favorire gli incontri. Alla fine di ogni incontro Antoine fotografa i suoi interlocutori.

 

Il mio viaggio si sovrappone al suo, creando un ibrido di visioni.  

Le ‘mirror sessions’ di Antoine sono luoghi di incontro e discussione su simbologie, vuoti, ricerca, storia, scambi di informazioni tra individui che vivono in maniera diversa nella stessa area: il Mediterraneo. La storia vuole essere soprattutto un percorso di illuminazione e di riflessione sullo sguardo e sulla possibilità di vedere il mondo, sulla prospettiva e sul pensiero di un artista dell’immagine che vive in un mondo a parte, come gli altri personaggi che incontra, lontano dai clamori della cronaca di oggi. 

 

‘Fuori rotta’ è un film che mostra collegamenti inusuali tra persone, che vivono in una dimensione molto ‘appartata’, di un Mediterraneo fuori dalle rotte dei media e della cronaca, di cui alla fine si traccia una mappa mentale, prima ancora che politica o geografica. Le guerre, gli scontri e i conflitti sociali, religiosi, etnici rimangono sullo sfondo e non sono tuttavia fuori da questa visione onirica, ma intervengono attraverso le discussioni tra due grandi come Adonis e Bresc. Ma le intenzioni drammaturgiche del racconto indubbiamente ci riportano ad una dimensione più meditativa.  

 

Il Mediterraneo (parola alquanto astratta) diviene così luogo di scambio intellettuale, poetico. Non ho l’intenzione di fornire suggerimenti o schemi, ma ho semplicemente cercato di raccontare queste connessioni. Non è dunque un film di parola o comunque non lo è principalmente, ognuno dei nostri personaggi compie un atto magico o una comune azione che a noi serve per raccontare il nostro viaggio con continuità.  
 

Non mi ritengo un documentarista e quindi il mio interesse è proiettato non solo al reale visibile, ma anche a ciò che il reale lascia intravedere tra le pieghe, di qualcosa che va verso una visione che diviene essa stessa una chiave del reale e dunque racconto. Poi c’è il paesaggio che fa da collante in questo viaggio, che ha il sapore di un road movie mentale oltre che reale. Ero partito dal paesaggio quando ho scritto il progetto, diversi anni fa, insieme a Francesco Vergara Caffarelli.

Adesso il paesaggio nel film si fa più introspettivo e legato a storie personali che forse potrebbero essere raccontate dappertutto, ma nel Mediterraneo la dimensione del viaggio e dell’immaginifico è giusto antichissima, più antica di sicuro del road movie americano.  

Salvo Cuccia’

 

Palazzo Resuttana, Piazzetta di Resuttano, 5 – Palermo 

La videoinstallazione sarà aperta al pubblico

dal 22 al 28 novembre

dalle ore 17.30 alle 19.30 

Ingresso Libero 


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